Best Collection 2026: No Longer Human di Emilie Wenckstern

Superfici screpolate, pelle scultorea, silhouette da manichino: la designer tedesca si aggiudica il titolo al Polimoda Graduate Show 2026 con una collezione che reinterpreta il corpo nell'era digitale

Best Collection 2026: No Longer Human di Emilie Wenckstern

Superfici screpolate, pelle scultorea, silhouette da manichino: la designer tedesca si aggiudica il titolo al Polimoda Graduate Show 2026 con una collezione che reinterpreta il corpo nell'era digitale

Emilie Wenckstern, designer tedesca neodiplomata del corso Undergraduate in Fashion Design, è la vincitrice della Best Collection 2026 di Polimoda. Il riconoscimento le è stato assegnato per No Longer Human, collezione presentata durante il Polimoda Graduate Show 2026, tenutosi il 15 giugno nella piazza antistante al Manifattura Campus di Polimoda a Firenze.

Emilie Wenckstern lavora alla sua graduate collection, foto di Serena Gallorini
Emilie Wenckstern lavora alla sua graduate collection, foto di Serena Gallorini

Al centro della collezione una domanda radicale e contemporanea: cosa accade al corpo quando può essere generato, modificato e costruito prima ancora di essere fisicamente presente? Attraverso riferimenti a bambole, manichini, figure scultoree e avatar digitali, Wenckstern indaga il confine tra umano e artificiale, trasformando il corpo in superficie, costruzione e immagine.

Il Graduate Show 2026 ha portato in passerella il lavoro di venti designer provenienti da quindici diverse nazionalità, espressione di una generazione cresciuta in uno scenario globale instabile, accelerato e profondamente trasformato. Le collezioni hanno raccontato una moda personale e socialmente consapevole, in cui memoria, patrimonio culturale, identità ed esperienze vissute diventano strumenti di ricerca creativa.

La giuria di questa edizione era composta da Eva Cavalli, fashion designer e modella, Tuomas A. Laitinen, Fashion Director di SSAW Magazine, Danae Mercer, giornalista e body positivity content creator, Eugene Rabkin, founder e editor di StyleZeitgeist magazine, e l’attrice italiana di The White Lotus, Simona Tabasco. La giuria è stata invitata a valutare le collezioni per eleggere la migliore proposta, basandosi su criteri di originalità, esecuzione tecnica e coerenza di design.

Di Emilie mi ha colpito il concept creativo: il modo in cui l’intelligenza artificiale ci spinge verso un’idea di “super umano”, un ideale che abbiamo cercato di raggiungere fin dal Rinascimento, e il ruolo che la moda gioca in tutto questo, mi hanno toccata profondamente. Questo ha un valore speciale per me, che lavoro nell’ambito della body confidence, ma ho anche amato l’abilità nella lavorazione della pelle e l’artigianalità che emerge dalla collezione ”, ha commentato Danae Mercer. Interpellato sul look destinato a restare più impresso dopo lo show, Eugene Rabkin ha indicato senza esitazioni: “L’ultimo look di Emilie Wenckstern”. Una scelta che conferma la forza conclusiva di No Longer Human, capace di condensare in un’unica immagine la tensione tra corpo artificiale, silhouette scultorea e identità costruita.

La collezione

La collezione di Wenckstern, No Longer Human, parte da una domanda fatta all’AI: se avessi un corpo, sarebbe ancora umano? Nell’era digitale l’identità si costruisce, la pelle diventa superficie, il corpo è qualcosa che si progetta. La collezione sonda il confine tra umano e artificiale, interrogandosi non solo su cosa sia un corpo, ma su quando esso cessi di esserlo.

“Viviamo in un momento in cui i corpi vengono generati, modificati e possono esistere anche prima della loro presenza fisica. L’identità diventa costruzione, la pelle si trasforma in superficie. Ho voluto esplorare questo confine: non solo chiedermi cos’è un corpo, ma quando è che smette di esserlo. Per me non si tratta solo di abiti: voglio costruire un mondo che ispiri gli altri, creare un dialogo tra il corpo, l’arte e il capo ”, spiega Emilie Wenckstern.

Ventisette anni, nata ad Amburgo con radici spagnole, Emilie Wenckstern ha vissuto e studiato in Germania, dove ha lavorato in uno studio d’arte coltivando la propria ricerca tra scultura, arte e fotografia, prima di trasferirsi a Firenze nel 2021 per studiare Fashion Design a Polimoda, dove ha scelto di esprimere la propria visione artistica attraverso la moda. Tra le fonti di ispirazione per la sua graduate collection, il pittore e scultore tedesco Hans Bellmer, il fotografo Paul Kooiker e il design di Alaïa, Margiela e Schiaparelli.

La sua collezione si sviluppa in sei look, articolati in due registri materici distinti e complementari. Il primo prende forma in corpetti con spalle architettoniche, giacche oversize dalle maniche a palloncino, minigonne e stivali coordinati, rivestiti dalla superficie screpolata della lana infeltrita che richiama la porcellana fratturata. Nei capi in maglia di seta, le striature completano il registro con un effetto di venature e articolazioni, mentre fasce semitrasparenti e stampe intarsiano il tessuto come un’interferenza digitale che corrode la forma sartoriale.

Il secondo registro si esprime in capi total look in cuoio lucido tono su tono, sagomati sul corpo con incisioni e aperture circolari asimmetriche che richiamano le giunture di un manichino, una “bambola perfetta”, completati da stivali coordinati che prolungano la silhouette fino a cancellarla.

Tra gli accessori, ricorre una collana che sale a coprire la bocca come una semi-maschera: un dettaglio che gioca con il confine tra umano e artificiale, tra chi può parlare e chi non può. Perché se una bambola ha bocca e occhi ma non può comunicare, forse è proprio la voce, la capacità di usarla, ciò che ancora ci distingue.

Collocata al confine tra moda e scultura, No Longer Human trova bellezza in una perfezione reinterpretata e riproposta nella sua stranezza e inquietudine, canoni idealizzati e costruiti che hanno sempre meno a che fare con la realtà della forma umana.

“Le forme sono fortemente influenzate da corpi scultorei come manichini e bambole. Mi sono concentrata su silhouette esagerate, ispirate ai punti di giunzione delle bambole, per creare un senso di anatomia costruita piuttosto che di corpi naturali. La palette è intenzionalmente sobria, con neutri come bianco, beige e rosa pallido combinati a tonalità di pelle sintetica: colori che evocano sia una qualità carnea che un’elaborazione digitale. Ho scelto materiali che enfatizzano l’idea del corpo come qualcosa di fragile e controllato. Le superfici screpolate, ispirate alle bambole di porcellana, riflettono un senso di danno e imperfezione, mantenendo comunque una certa bellezza. Allo stesso tempo ho lavorato con la modellatura in pelle per dare forma al corpo, creando forme che richiamano l’idea di un’anatomia artificiale e costruita. Il contrasto tra texture fragili e fratturate e forme controllate e modellate riflette la tensione tra vulnerabilità e manipolazione del corpo ”, spiega Emilie Wenckstern.

Per la realizzazione del tessuto stampato, Emilie ha collaborato con Ostinelli Seta.

Faculty e mentorship

“Il tema di Emilie è quanto mai attuale. Ma non si tratta solo di un concept brillante: è riuscita a tradurlo con grande tecnica, in modo moderno e potente ”, commentano i mentor Luke e Lucie Meier.

No Longer Human nasce nei laboratori del Manifattura Campus, dove ogni capo è stato ideato, sviluppato e realizzato sotto la guida della faculty di Polimoda. Nell’edizione 2026, i direttori creativi Luke e Lucie Meier, tornati nella scuola in cui si sono formati e conosciuti venticinque anni fa, hanno affiancato il direttore Massimiliano Giornetti insieme ad An Vandevorst e alla faculty, per guidare lo sviluppo delle collezioni dei diplomandi.

Il Graduate Show è insieme un punto d’arrivo e un inizio: quattro anni di formazione in cui studenti provenienti da tutto il mondo hanno costruito il proprio linguaggio creativo a Firenze, traducendo radici culturali e visioni personali in collezioni pronte per l’industria, e il primo passo di una carriera nel fashion system internazionale.

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