CENNI STORICI|SU VILLA STROZZI

Villa Strozzi a Firenze, di origine medievale, poi notevolmente trasformata nel Cinquecento, quando Giovan Battista di Lorenzo l’acquista dagli Aldimari, ebbe particolare fama nell’Ottocento. Dopo decenni di abbandono, nel 1855 Ferdinando Strozzi affida la ristrutturazione dell’immobile a Giuseppe Poggi con lo scopo di ridare alla proprietà il suo antico splendore.
Poggi interviene sull’intero complesso del parco e degli edifici facenti parte della proprietà, ridisegnando anche la distribuzione degli accessi e dei percorsi del vasto giardino, facendo però particolare attenzione all’inserimento dell’architettura nell’ambiente circostante: in quest’ottica viene costruita la limonaia, si amplia il parco costruendo un nuovo viale di accesso per le carrozze, si progetta un nuovo cancello di grandi dimensioni all’ingresso della villa.
Anche i lavori eseguiti alla villa, coinvolgono l’intera struttura, variandone sia il perimetro, originariamente irregolare, sia le volumetrie interne.
Precedentemente Giovanni Rosini ambienta alcune scene di un suo romanzo, Luisa Strozzi (1833), nel giardino del Boschetto, il parco dove è situata la villa, contribuendo a rivitalizzarne la fama, tant’è che Ferdinando Strozzi, tiene conto di questo episodio nell’apparato decorativo della villa, quando nel 1857 affida la decorazione dei soffitti e delle volte a vari e noti artisti dell’epoca: Antonio Marini, Antonio Puccinelli, Carlo Brini e Cesare Mussini. Ad eccezione del Marini, al quale viene affidato il salone di rappresentanza, il cui soffitto conserva al centro un piccolo affresco, che rappresenta l’Allegoria della Temperanza, opera di Santi di Tito, gli altri pittori si ispirano agli episodi di Luisa Strozzi.
Marini completa così il tema dell’allegoria con quattro affreschi simmetrici, raffiguranti la Prudenza, la Carità, la Forza e la Giustizia. Il resto delle pareti sono ornate con stucchi bianchi e oro, bassorilievi a fregio con putti musicanti, e quattro grandi stemmi con i colori araldici, che rappresentano gli Strozzi, ed anche i Beaufort-Spontin e i Centurione, rispettivamente i colori della famiglia della madre e della moglie di Ferdinando Strozzi.
A Puccinelli, Brini e Mussini, Ferdinando Strozzi precisa, fin nei dettagli, il soggetto che deve essere rappresentato nei tre affreschi: dal settimo capitolo del romanzo di Rosini, intitolato appunto il “Boschetto”, vengono scelti tre episodi, cui fa da sfondo il giardino, e li trascrive scrupolosamente, seguendo l’ordine della narrazione, come il succedersi delle stanze: “Soggetti dati per le pitture del Boschetto”:
“Luisa Strozzi, romanzo storico del Rosini. Capitolo intitolato il boschetto, nel quale si descrive una passeggiata fatta dalla Luisa in compagnia di Clarice de’Medici, sua madre, di Leone Strozzi, suo fratello, della Caterina Ginori loro amica, di Michelangelo, di Antonio Muscetta (ministro dell’Imperatore) e di Francesco Nasi, amante della Luisa. – Edizione di N. Capurro, Pisa, 1832 […]”.
Al Mussini Ferdinando Strozzi affida il salotto del biliardo, al Brini la stanza da pranzo e al Puccinelli il salotto di cantonata.
Uno dei motivi decorativi ricorrenti in maniera quasi ossessiva in tutta la villa, è quello delle tre lune araldiche volute da Antonietta. Le ritroviamo sulle porte, ma anche impresse sul cuoio, che ricopre le pareti di una delle sale adiacenti al salone centrale. Addirittura Antonietta vorrà ricamate le tre lune anche su un vestito creato per lei in occasione di un famoso ballo nel 1872. Nei secoli precedenti un altro ramo della famiglia aveva fatto qualcosa di simile nella non lontana villa dello Strozzino a Bellosguardo, detta appunto delle Lune.
Nel corso del Novecento la proprietà della villa e del parco circostante è passata alla famiglia Gambinossi. Dopo un susseguirsi di vicende poco felici, che volevano trasformata tutta la zona in area residenziale, nel 1972 il complesso di villa Strozzi viene acquisito dal Comune di Firenze, grazie al quale prendono avvio una serie di interventi di recupero del parco, che viene aperto al pubblico, e degli edifici insieme al restauro delle pitture murali.
Decaduta l’iniziale idea di creare nella villa, nelle scuderie e nella limonaia, un museo d’arte moderna, e accantonata la proposta di realizzarvi la sede del Quartiere, l’edificio è stato destinato alla sede del Polimoda. Attualmente le splendide sale affrescate da Antonio Marini, Antonio Puccinelli, Carlo Brini e Cesare Mussini ospitano la biblioteca della scuola.

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